Meditazione e ipnosi. Meditazione e ipnosi Tra neuroscienze, filosofia e pregiudizio

 

Meditazione e ipnosi

Tra neuroscienze, filosofia e pregiudizio

2 GIU 2015

di

ANTONELLA BENANZATO

La base della creatività affonda le radici nella consapevolezza che amplifica i processi creativi e cognitivi anche grazie all’ausilio dell’ipnosi e della meditazione, due stati della coscienza molto simili per complessità e per i riflessi che possono apportare alle reti neuronali.

Ne parla nel suo ultimo saggio il professor Enrico Facco, docente di anestesiologia all’Università di Padova ed esperto di neuroscienze, ripercorrendo il concetto di meditazione tra Oriente e Occidente, gli aspetti religiosi, le tecniche di meditazione. Ma non solo, il professore padovano fa anche un excursus sul Neuroimaging della meditazione sul cervello. La creatività, infatti, è una delle facoltà più misteriose della mente perché è il meccanismo che fa collassare dalla realtà qualcosa che prima non esisteva. La creatività è fondamentale per l’arte, per la musica ma al contempo anche per la ricerca scientifica.

Facco è balzato all’onore delle cronache qualche anno fa perché utilizzò l’ipnosi nel corso di un intervento chirurgico su una donna alla quale l’anestesia generale avrebbe potuto comportare grossi rischi. D’altronde, sul fronte della ricerca sulla fisiologia della mente, fenomeni come ipnosi, Nde (Near Death Experience – esperienze di premorte) o di uscita dal corpo rientrano, secondo lo scienziato, nel campo della normale consapevolezza mentale. “La flessibilià cognitiva – spiega Facco – che è anche alla base dell’ipnosi e della meditazione, consente di uscire dai propri schemi usuali di personalità per poter fare cose diverse e anche operazioni illogiche. C’è chi è rigido nella sua posizione e chi invece è in grado di uscire da se stesso. Questo può essere visto, secondo una prospettiva tradizionale, come una sorta di labilità, in realtà è un’operazione fondamentale di tipo cognitivo. Se ristrutturo un problema e riesco a uscire dai miei schemi abituali elaborando una cosa da una diversa prospettiva e con modalità diverse, questo rappresenta un processo cognitivo molto evoluto e molto importante. Ed è alla base di alcuni elementi dell’ipnotizzabilità. La creatività non è direttamente connessa con la capacità di risolvere traumi o stress. E’ piuttosto un problema filosofico: è il modo in cui io posso fare mia la nuova idea e trasformare me stesso per risolvere un limite che non riuscivo a superare”.

Nel quadro del processo cognitivo e creativo, gioca un ruolo da protagonista quella che neuroscienziati, filosofi e anche fisici, chiamano consapevolezza. “La consapevolezza ha un ruolo fondamentale – sottolinea il docente padovano – ed è alla base dell’essere. Permette di capire il significato, non solo dei fenomeni che appaiono, ma è la consapevolezza dei propri meccanismi, del modo con cui noi reagiamo. Il pensiero crea e vive nel mondo della mente, anzi oggi si sta cominciando a pensare che le allucinazioni siano un fatto fisiologico che ha, sporadicamente, almeno il 30% della popolazione. Non è più considerato come il sintomo della schizofrenia, ci sono anche allucinazioni uditive che alcune persone hanno e non sono per nulla intrusive e patologiche e danno qualcosa di utile al paziente per la sua vita. Si collocano un po’ oltre il dialogo interiore che tutti abbiamo. Del resto, il saggio è colui che riesce a vedere ciò che è invisibile allo stolto, come dice il Libro della mutazioni e lo stesso fa la scienza”. Nel suo ultimo libro Facco mostra delle immagini affascinanti delle tac del cervello mentre si trova in stato di ipnosi.

“Ci sono lavori sull’elettroencefalografia in ipnosi come nella meditazione orientale. Ci sono delle sovrapposizioni di modificazione dell’elettroencefalogramma, più interessante ancora è che si può vedere la struttura delle onde ma la localizzazione diventa più sommaria. Esistono anche molti studi con la risonanza medica funzionale, sia nelle tecniche di meditazione che nell’ipnosi, e si possono vedere attivazioni selettive di aree cerebrali indotte dal processo introspettivo. Se torniamo all’analgesia – evidenzia ancora Facco – abbiamo una notevole complessità di strutture che nel cervello sono non solo deputate alla percezione del dolore, ma anche al suo controllo e alla sua inibizione. Ci sono aree che permettono di sentire il dolore e discriminarlo con intensità e percezione. Poi c’è un altro circuito, quello dell’affettività, che dà al dolore la tonalità spiacevole. Posso avere con l’ipnosi e la meditazione una disattivazione di tutto e una rimodulazione di tutta la matrice che gestisce il dolore per raggiungere l’analgesia partendo dal controllo mentale, quindi con un processo top down che dalla corteccia frontale scende giù modulando l’attività di questi circuiti”.

La mente è un concetto che si associava al cervello, in realtà la mente, perlomeno per gli orientali, è la consapevolezza del qui e ora e poco ha a che vedere con l’organo cerebrale. Una prova ne sono le esperienze di uscita dal corpo mentre il cervello per qualche secondo o minuto cessa di funzionare. Sul punto il neuroscienziato Facco è chiaro: “Potere della mente? Direi ricerche sulla fisiologia della mente. Siamo lontani da sapere come funzioni la coscienza, ci sono capacità inespresse come quelle dell’analgesia ipnotica che risulta appariscente ma è in realtà una banale applicazione della fisiologia della mente. Ci sono molte cose che stanno emergendo perché grazie alla risonanza magnetica funzionale, c’è stato un fiorire di studi sulla meditazione, sulla neuropsicologia di tutte le funzioni superiori, sulle manifestazioni più paradossali come le esperienze di premorte o di uscita dal corpo che fanno parte della pura fisiologia della nostra mente. L’immaginazione negli anni ’20-’30 era considerata una capacità dei bambini e dei popoli primitivi perché si pensava che l’uomo evoluto avesse il pensiero concettuale, la logica e l’analisi. Oggi si sta scoprendo che quando faccio un lavoro di immaginazione motoria non è che sogno una cosa o me la immagino, ma attivo in realtà tutte le aree premotorie e tutti i circuiti che servono per fare il movimento, anche se poi io lo inibisco e resto fermo. Si sta cominciando a pensare di utilizzare l’immaginazione motoria perfino nella riabilitazione dell’ictus”.

Per maggiori informazioni: Enrico Facco, Meditazione e ipnosi. Tra neuroscienze, filosofia e pregiudizio, edizioni Altravista.

 

http://wsimag.com/it/benessere/15682-meditazione-e-ipnosi

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