HypnOBE. Cosa si sperimenta nello stato di coscienza fuori dal corpo?

HypnOBE

Cosa si sperimenta nello stato di coscienza fuori dal corpo?

2 DIC 2015

di

ANTONELLA BENANZATO

Ebbene, un esperimento scientifico è stato condotto inducendo con l’ipnosi questo stato particolarissimo .A effettuarlo un team di esperti dell’Università di Padova e del Laboratorio EvanLab di Firenze. E le risultanze sono semplicemente stupefacenti. A raccontare gli sviluppi di una frontiera della ricerca sulla mente estremamente importanti, è il professor Patrizio Tressoldi, ricercatore del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova che, insieme al dr. Luciano Pederzoli, esperto ipnotista, direttore dell’EvanLab di Firenze e ai suoi collaboratori, ha realizzato l’esperimento per verificare cosa accada quando la coscienza lascia il corpo fisico.

Obiettivo dell’esperimento, che ha coinvolto cinque persone, è stato appunto comprendere gli stati di coscienza delle esperienze fuori dal corpo che di solito sono vissute dalle persone che, per ragioni traumatiche, si trovano a sperimentare stati simili alla morte causati da arresto cardiaco o trauma cranico. Insomma, quei soggetti che per una manciata di secondi o qualche minuto sperimentano l’uscita dal corpo e la possibilità di accedere a una sorta di “aldilà”, percependo e vedendo tutto quanto accade attorno al loro corpo inerte con un dettaglio pressoché millimetrico.

Tressoldi ha avuto il ruolo di monitorare l’esperimento e documentarne l’autenticità. Il progetto si chiama HypnOBE, acronimo di ipnosi e OBE (Out of Body Experience). E la sorpresa, sottolineata dall’esperienza condotta sul gruppo dei partecipanti è stata grande. Secondo i racconti riportati dai soggetti sottoposti all’HypnOBE, i corpi in cui si divide la nostra consapevolezza sono sicuramente tre: fisico, sottile e psichico ma forse di più. Il corpo sottile rappresenta la plancia dei comandi tra corpo psichico e corpo fisico. E il filo che unisce queste tre “nature” dell’essere viene visto e percepito come un lungo cordone d’argento.

Ma in cosa consiste esattamente questo incredibile viaggio nella mente umana? L’esperimento si basava sul far sì che i soggetti si recassero in una stanza dell’EvanLab e, dopo essere stati indotti in OBE tramite tecniche di suggestione specifiche, venivano intervistati rispetto a cosa vedevano e come percepivano spazio, tempo, visione degli oggetti, consistenza e soprattutto percezione del proprio stato di coscienza mutato. “Per le mie conoscenze professionali – spiega Pederzoli riferendosi alle esperienze fuori dal corpo come nelle NDE – mi sentivo autorizzato ad ipotizzare che quel collegamento potesse essere bidirezionale e che semplicemente la comunicazione dalla “coscienza esterna” al corpo fisico non fosse mai stata sondata, almeno ufficialmente, inoltre la mia esperienza di ipnosi a scopo di ricerca mi spingeva a ritenere che l’OBE potesse essere indotta in ipnosi, introducendo una variante alla tecnica utilizzata per le regressioni”.

Ma gli ostacoli non mancano a una simile verifica, sottolinea ancora il coordinatore del laboratorio EvanLab. Ad esempio: come indurre sicurezza nei soggetti in OBE quando si chiede loro di attraversare porte e muri per recarsi in un luogo specifico richiesto dall’esperimento? “Vedevo infatti davanti a me alcune difficoltà – sottolinea ancora Pederzoli – delle quali la prima era rappresentata dal distacco della ‘coscienza esterna’ dal corpo fisico, che avrebbe potuto essere rifiutato per paura. Inoltre sembrava sensato, dopo aver ottenuto il distacco, frapporre un ostacolo materiale con valore simbolico, in modo da impedire alla ‘coscienza esterna’ di ‘vedere’ il corpo fisico e farle comprendere appieno di esserne all’esterno. A tal fine occorreva inventare una tecnica ‘dolce’ per far attraversare alla ‘coscienza esterna’ gli ostacoli senza ottenere un probabile rifiuto di fronte ad un ordine come questo: ‘Vai veloce contro il muro e attraversalo come se non esistesse’”.

La scelta di Tressoldi da parte del laboratorio EvanLab è avvenuta sia per la sua esperienza come ricercatore universitario sia per la sua imparzialità nei confronti di tutti coloro che erano coinvolti nelle sedute ipnotiche. Il protocollo dello studio prevedeva che i cinque partecipanti facessero ciascuno sei sedute di OBE indotta tramite ipnosi, durante le quali avrebbero dovuto rispondere a diverse domande rispetto al loro stato di coscienza e inoltre “visitare” una stanza del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova per “osservare” e descrivere un’immagine ivi depositata.

“Per quanto fossimo entrambi più che abituati al rito dell’ipnosi – ricorda Pederzoli parlando del primo tentativo – eravamo tuttavia emozionati di fronte alla concreta possibilità di un insuccesso, tanto che, mentre durante l’induzione gli apparati elettronici presenti funzionavano perfettamente, nel momento dell’ordine di ‘uscita dal corpo’ si bloccarono tutti. L’assistente all’esperimento riuscì a riavviare una telecamera, ma, giunti al punto cruciale – cioè al momento in cui diedi alla mia collaboratrice che si era prestata come cavia l’ordine di mantenere la coscienza fuori dal corpo e di concentrarsi per riuscire a far parlare il corpo fisico – anche l’ultima telecamera si bloccò definitivamente”.

Tuttavia, malgrado la defaillance tecnica, il risultato sperimentale fece emergere che l’OBE in ipnosi era possibile, ma anche che una “forte emozione” sembrava avere pesanti effetti sugli apparati elettronici. Per riavviarli fu necessario resettarli tutti tranne il registratore digitale, che segnalava “pile scariche”. I cinque partecipanti, tutti con esperienza di ipnosi, non avevano alcun timore della “uscita dal corpo”, che invece spaventa molti perché viene associata alla morte, quindi questo particolare non ha creato problemi. È stato invece necessario istruirli preventivamente su come gestire il movimento semplicemente con l’intenzione, mentre la loro “coscienza esterna” si trovava staccata da terra, e insegnare loro come attraversare i muri senza timore: è bastato consigliare di appoggiarsi al muro e poi “spingere”, fino a trovarsi dall’altra parte.

La descrizione del loro stato di coscienza in OBE da parte dei cinque partecipanti all’esperimento è stata illuminante per capire cosa accade in un tale stato non ordinario di coscienza. Oltre a raccontare la triplice composizione della coscienza (corpo fisico, sottile e psichico) il gruppo ha raccontato le sensazioni di muoversi e percepire senza materia. Il “Corpo Sottile” è stato descritto come una nuvola bianco-argento che circonda il “Corpo Fisico” e si allarga particolarmente in corrispondenza delle mani e dei piedi, che vengono visti più grandi rispetto alla realtà fisica. Per quanto riguarda le sue caratteristiche di movimento, sono stati tutti d’accordo sul fatto che il “Corpo Sottile” poteva muoversi rapidamente, come in volo, da un luogo all’altro – pur se con minore facilità del “Corpo Psichico” – e, nel passaggio attraverso i muri, lasciava percepire un vago senso di attrito.

Il prossimo obiettivo che Tressoldi e Pederzoli si sono posti è dimostrare che, quando si è in stato di OBE, a parte la percezione a distanza, è possibile interagire con l’ambiente fisico e “catturare” questa interazione utilizzando apparati elettronici.

[1] http://www.evanlab.org/?p=654

http://wsimag.com/it/scienza-e-tecnologia/18418-hypnobe

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